Lettera Diocesana Aprile 2012

 

Carissimi sacerdoti,
                           il comando-invito ai sacerdoti di partecipare alla Concelebrazione della S. Messa Crismale, con il rinnovamento delle promesse sacerdotali e con la Benedizione degli Oli, è, e rimane, uno dei segni più espressivi e visibili della nostra appartenenza alla Chiesa particolare, che ci mette in comunione con la Chiesa universale. Allora, questo comando-invito rivolto ai sacerdoti non è appena un concetto teologico o disciplinare, ma è l’evidenza reale e immediata della nostra crescita nella appartenenza alla spiritualità diocesana:

1. Maturiamo la nostra vocazione sacerdotale, superando l’infantilismo sacerdotale. Nell’ultimo bel ritiro mensile, il Rettore del Seminario regionale ci ha spronati a renderci conto che la vocazione non è proprietà nostra per condurla come vogliamo noi, ma è proprietà di Dio. Il problema vocazionale è problema di fede, che si consolida con la nostra adesione semplice e immediata. Siamo consapevoli che siamo stati chiamati da Dio, che ci ha “sedotto” (Ger  20,7).

 

2. La nostra vocazione a chi è destinata?
La Costituzione Conciliare “Lumen Gentium” (n°28) risponde con questo titolo: “i sacerdoti sono i primi collaboratori del Vescovo: i loro rapporti con Cristo, col Vescovo, con i confratelli e col popolo”.
Questi sono i destinatari della nostra vocazione sacerdotale: siamo sacerdoti, “collaboratori” del Vescovo, in quanto legati a Cristo, al Vescovo, ai confratelli, al popolo. Allora, domandiamoci come viviamo questi rapporti.

 

3. La cura della vera vocazione sacerdotale.
La mia missione episcopale in questi nove anni ha avuto i seguenti intenti essenziali, che ho espresso tenacemente: la cura e l’educazione dei sacerdoti e il risveglio della coscienza cristiana, attraverso il rilancio delle due realtà dell’educazione e della vocazione, nello sviluppo della pastorale familiare e giovanile.
La cura dei sacerdoti è stata sempre per me al primo posto e si è sviluppata nei rapporti stretti, nei dialoghi frequenti, nella fiducia reciproca come tra padre e figli. E, voi sacerdoti, avete corrisposto! Il cenno del vescovo è stato per ognuno di voi non luogo di discussione o lamento, ma di immediata e sincera adesione. Per questo, vi ammiro e vi incoraggio a far crescere sempre più questa splendida testimonianza.

 

4. Le tentazioni del prete: ci sono! il diavolo (dia-ballo, divisione) è sempre in agguato (cfr. 1Pt 5, 8-9). Ma con la grazia del Signore si possono superare.
Ecco la mia insistenza sugli aiuti per non rovinare la propria vocazione, che sono: la preghiera del mattino (S. Messa e Breviario), la Confessione possibilmente settimanale, il rosario, la partecipazione al ritiro mensile e ai gesti diocesani, “costi quel che costi”; e su questo punto oramai siamo veramente quasi tutti precisi; e poi, un punto importante di aiuto è la correzione fraterna con il vescovo e con i confratelli; infine, la disponibilità agli spostamenti, a lasciare il proprio incarico: mi sembra che siete abbastanza precisi e semplici anche in questo punto, anche quando c’è un po’ di sofferenza: il prete – ci veniva detto in seminario – è sempre con la valigia in mano.

5. Carissimi diaconi e candidati al diaconato permanente, carissimi religiosi e religiose e persone consacrate, fedeli tutti!
Anche voi siete invitati a partecipare alla S. Messa Crismale, che ripresenta a tutti noi e al mondo la splendida nostra Chiesa particolare di Fabriano-Matelica, che unita al Papa, con la propria debolezza e con il proprio entusiasmo, svolge la vera carità verso il nostro caro popolo.

L’anno vocazionale che stiamo vivendo ci renda tutti pieni di entusiasmo nel far risplendere la nostra vocazione, nello scoprire nuove e belle vocazioni e nell’accompagnarle appassionatamente.

Vi attendo per il mercoledì santo con grande trepidazione, amore e gioia!

 

    + Giancarlo Vecerrica